Quale sarà il futuro della virtualizzazione?
Article by Karolina Kurzac

Quale sarà il futuro della virtualizzazione?

Questo mese abbiamo intervistato Craig J. Mathias, un analista riconosciuto a livello internazionale, consulente, relatore di conferenze e autore per networkworld.com e altri siti come TechTarget. Laureato in Informatica presso la Brown University ed è membro della Società di ricerca scientifica Sigma Xi e dell’IEEE. È anche il fondatore di Farpoint Group, una società di consulenza specializzata in reti wireless e IT mobile.

Craig ci ha parlato del futuro della virtualizzazione e ruolo che ricoprirà all’interno del modo IT.

In un tuo articolo hai affermato che nessuna innovazione nel mondo dell’IT ha avuto un impatto maggiore della virtualizzazione. Puoi spiegare perché? In che modo la virtualizzazione influenza il business moderno?

La virtualizzazione è una grande strategia per fornire, scalare e adattare l’infrastruttura IT man mano che cambiano i requisiti. Il futuro, credo, stia nell’usare la virtualizzazione per eliminare molte infrastrutture tradizionali, riducendo anche i costi. La virtualizzazione ci consentirà infine di ridurre al minimo l’insieme di device locali necessari per le operazioni IT. La maggior parte delle organizzazioni in futuro fornirà localmente solo punti di accesso Wi-Fi, switch Ethernet (per lo più da 10 Gbps) per interconnettere e alimentare i punti di accesso, implementerà politiche di gestione del traffico locale e fornirà quello che, fino a qualche tempo fa era un router e che ora è solo un dispositivo di interfaccia WAN con poche funzioni da router, come l’indirizzamento e la sicurezza. Tutto il resto sarà virtualizzato nel Cloud, compresa la console di gestione. In molti casi si potrebbe persino includere lo storage primario, dato che 1 Gbps sarà la base della capacità di trasmissione sia WAN che LAN, anche sulle reti cellulari 5G. Tutto questo lo chiamiamo “virtualizzazione estrema”. Ulteriori informazioni sul tema si possono trovare in questo articolo.

Ci sono cose che dovrebbero rimanere fisiche e non andrebbero virtualizzate?

Bene, alcuni hardware non virtualizzati sono sempre richiesti, ovviamente. Ma se per “cose” intendiamo le risorse informatiche astratte che usiamo ogni giorno (e quasi tutte, di fatto, sono astratte), allora no. L’articolo sopra riportato espande questa tematica.

In che modo la virtualizzazione può migliorare la sicurezza informatica?

Oltre alla necessità di proteggere le risorse virtualizzate, proprio come è necessario proteggere le loro controparti reali, la virtualizzazione in realtà non cambia in alcun modo le soluzioni o le sfide di sicurezza. Anche un’offerta di servizio virtualizzato cambia semplicemente il modo in cui la sicurezza viene fornita e gestita, ma non ciò che è indipendentemente necessario in primo luogo.

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